Circolo “Mons. Biagiarelli”

IL CIRCOLO

INDIRIZZO/NUM.CIV. Via V. Veneto, 22
CAP/CITTA’/PROV. 61032 FANO (PU)
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REFERENTE Palmiro Del Bianco
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DESCRIZIONE CIRCOLO

DOVE SIAMO

mappa del circolo acli

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IL DIRETTIVO

L’attuale direttivo eletto il 21 Aprile 2012 è composto da:
Palmiro Del Bianco, presidente
Antonio Curzi, vice presidente

LA STORIA

Quello intitolato a “Mons. Bigiarelli” a Fano è un circolo che si ritrova unito in un prestigioso impianto di bocce, spesso teatro di gare e campionati a livello regionale e nazionale. Ma non è solo il gioco delle bocce ciò che lega i soci, sia perché il circolo è dotato di un ampio salone-bar e sala di biliardo, sia perché sono intere famiglie a frequentarlo in certe occasioni, per feste, veglie, raduni. (leggi tutto ...)

Il fatto di essere intitolato a un ecclesiastico, farebbe pensare ad una struttura accanto alla parrocchia, come succede per la stragrande maggioranza dei Circoli Acli, invece ci troviamo di fronte a una organizzazione che per l’aspetto sportivo arricchisce la città di Fano, anche se non gode di contributi pubblici, e che, per la conduzione, è completamente autonoma anche se mantiene rapporti sempre stretti con le istituzioni religiose sia tramite la persona del parroco Mons. Achille Sanchioni, sia perché spesso viene visitato anche dai successivi vescovi.

Il circolo, ubicato in Via Veneto, nei pressi dell’Ospedale di Circolo, è ben conosciuto dai Fanesi, perché in tale luogo già prima della guerra esisteva un piccolo ritrovo per i lavoratori che risaliva addirittura allo spirito di Mons. Giovanni Biaggiarelli, un prelato fanese nato a Orciano nel 1837 e morto a Fano nel 1914. Egli, nella sua vita, aveva creato a Fano varie opere religiose e di beneficenza, fra le quali l’istituzione di un fondo finanziario per le parrocchie da utilizzare sia per iniziative religiose popolari sia per istituzioni educative e ricreative. Per merito suo è sorto ad esempio, l’Istituto per l’educazione e l’istruzione delle figlie del popolo.

Un circolo ACLI intitolato ad un parroco non è una cosa rara neppure nella nostra provincia, ma un circolo che nasce dalla fusione di un’associazione sportiva bocciofila con una ricreativa intitolata a questa meritevole figura di sacerdote ci parla della possibilità di coniugare tempo libero e tempo formativo, esigenze individuali e spinta alla socializzazione.

Come s’è detto, la sede del circolo all’inizio era un piccolo fabbricato a pianterreno formato di due soli vani. Nel 1950 questo fabbricato, che era di proprietà privata, fu donato dalla signora Colomba Valentini alla Parrocchia di S. Antonio Abate. Il fabbricato con annesso mq.850 di terreno doveva essere utilizzato secondo le finalità del vescovo. Naturalmente la destinazione era già scritta nel suo dna: e dal 1952 fu stabilito che il ritrovo diventasse a un Circolo ACLI .

In seguito il piccolo fabbricato fu trasformato nell’attuale palazzina a due piani e nel 1965 si decise di coprire i tre campi da gioco realizzando quindi un bocciodromo degno della città di Fano.

Per descriverlo sommaria,mente ci serviamo di uno stralcio di un articolo apparso nel “Nuovo Amico” nel 1998 a firma “G.R.” che completiamo con le nostre foto scattate nella primavera di quest’anno: “Entrando nelle sale del circolo vediamo il ritratto di Mons. G. Biaggiarelli e poi le immagini dei vari presidenti, fra i quali ricordiamo con molta simpatia il signor Pucci Fortunato, che contribuì anche finanziariamente alla vita del Circolo, e Letizi Nazzareno. (…) Per un certo periodo, accanto alla presidenza del Circolo ha operato, in forma autonoma, un Consiglio Amministrativo per l’attività bocciofila. Per il circolo in questo periodo si citano i presidenti Sigg. Alegi Mario, Mosca Mario. Per l’attività bocciofila, la cui affiliazione alla Federazione Italiana Bocce si presume che risalga agli anni 60, i Consigli presieduti dai Sigg. Romagna Giuseppe, Pierleoni Luigi, Curzi Antonio, Ghiandoni Lauro”.

Dal 1995 era entrato in carica il Signor Giuseppe Fatica, che iniziava il nuovo corso in cui le due cariche vennero unificate. A partire dal 2000 è presidente il signor Siculo Alessandrini, ma più o meno tutto il consiglio si dà da fare per sostenere il circolo, non potendo contare su altri proventi al di fuori degli iscritti e delle attività ricreative del Circolo stesso.

Questo periodo degli ultimi dieci anni è stato molto vivace. Lo stesso articolo ricorda, tra l’altro, lavori di risanamento e impianti nuovi del 1995 e, in seguito, incontri gloriosi di bocce, l’aver ospitato più volte anche il meeting nazionale.

Citiamo ancora: “Da menzionare l’anno 1997 in cui è stata effettuata, alla presenza del vescovo Mons. Mario Cecchini e del parroco don Carlo Rovaldi, la cerimonia di apertura con la presenza di 12 delegazioni di Circoli ACLI provenienti da varie parti d’Italia..

Oggi il circolo può contare su n. 135 soci che in prevalenza sono pensionati anche se non mancano operai più giovani. Naturalmente il Presidente e alcuni dei consiglieri che abbiamo incontrato, fanno di tutto per allargare la rosa degli iscritti e frequentanti, anche perché le quote di iscrizione e i proventi del bar servono per sopravvivere, ma sognano di poter ospitare giovani, ragazzi e anche alunni delle scuole dell’obbligo perché il gioco delle bocce è anche uno sport di tutto rispetto. Il problema per avviare una politica di tal genere non è solo organizzativo e di contatto con le scuole o altre associazioni, ma economico: per organizzare una qualsiasi manifestazione o ospitare decentemente un gruppo di persone anche solo per una vola, occorrono cifre non elevate, ma proibitive per un circolo che si regge esclusivamente su forze familiari.

Però, a dire la verità, chi ascolta queste “lamentazioni” ha la chiara sensazione che questa forzata autonomia anche finanziaria che i soci sono costretti a praticare, li fa agguerriti e orgogliosi di ciò che riescono a realizzare. L’attivazione della PAY – TV, di TELE + è stata voluta da tutti anche per “stimolare lo spirito sociale e di aggregazione”.

da “Le ACLI nella provincia di Pesaro e Urbino
(a cura di Antonio Di Stefano e Valerio Ietto, 2003, p. 181)