F.A.P.

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La Federazione Anziani e Pensionati Acli è un’associazione specifica delle Acli, nata per dare continuità e riconoscibilità all’impegno delle ACLI volto a promuovere e tutelare i diritti degli anziani e dei pensionati:

  • come cittadini, componenti attivi della società
  • come protagonisti della vita sociale e politica che, anche da pensionati, continuano a partecipare attivamente alle iniziative delle organizzazioni dei lavoratori
  • come portatori di valori sociali, etici e spirituali
  • come destinatari legittimi di servizi, assistenza e sostegno quotidiani.

Alla FAP possono aderire i pensionati e gli anziani che ne condividono la proposta associativa.

Gli organi:

Giovanni Duranti, segretario provinciale

Franco Tebaldi, vice segretario

Gabriella Bicchiarelli, Agostini Massimo,  Angelo Carrara, Tomassini Maurizio

Contatti:

tel. 0721-31783

e.mail pesaro@fap.acli.it

Attività:SPORTELLO PORTE APERTE

Anziani: ma quanto è importante giocare?

longevità-e1434014710688-300x190La persona ultrasessantacinquenne rispetto al passato è generalmente molto più attiva, più informata, più attenta a se stessa e ai propri bisogni. Rispetto al passato non è tuttavia cambiata una parte consistente della sua considerazione sociale, ancora fortemente legata a una certa rappresentazione stereotipata della fase conclusiva della vita, segnata dalla fatica del vivere, dalla solitudine, dalla malattia, dalla disabilità, dall’inutilità. L’anziano constata quotidianamente che le sue capacità e le sue emozioni risultano di fatto poco esprimibili nell’attuale contesto sociale, che specialmente nel suo immaginario, lo esclude in modo impietoso per celebrare invece i valori e il dinamismo giovanili. Gli anziani vengono spesso spinti e confinati in “identità residuali” dal confronto generazionale: diventano con amarezza “quello che resta di una vita”, perdendo cosi motivazioni e soprattutto riconoscimento. Il disagio psicologico che vivono, nonostante le loro condizioni materiali di vita rispetto al passato siano oggettivamente e generalmente migliorate, spesso vanifica sia le possibilità legate alle ancor valide capacità da loro possedute, sia il raggiungimento di un futuro entro il quale potrebbero esprimersi efficacemente. Soprattutto vanifica possibilità di scambio, di confronto generazionale e, in generale, di partecipazione attiva e consapevole ai processi di cambiamento. Necessità quindi di una ridefinizione dei ruoli e del modello sociale di anzianità e, in senso stretto, cosa senz’altro più praticabile, di una trasformazione dell’atteggiamento individuale nei confronti del soggetto anziano. L’anzianità va riveduta per essere considerata una tappa evolutiva non meno importante e non meno ricca di altre e comunque come parte integrante e traguardo del progetto esistenziale di ogni individuo. Appare sensato, inoltre, riconsiderare il processo di invecchiamento secondo criteri di variabilità soggettiva. Nell’anziano infatti le differenze individuali tendono ad accentuarsi più di quanto comunemente si pensi, e tuttavia l’anziano risulta essere il soggetto al quale si attribuisce minore identità individuale, preferendo pensarlo “al plurale”, come una categoria, un insieme di persone generiche e anonime, alle quali l’età non può che concedere un ruolo passivo e uno spento, disincantato punto di osservazione sul presente. La mancanza di un’autentica cultura dell’anzianità si accompagna all’isolamento e all’incoerenza anche di pur validi interventi in favore di essa, a errori di strategia e all’assenza di proposte che superino la semplice assistenza e il rilievo – nondimeno imprescindibile – dato agli aspetti psicopatologici e fisiopatologici della senescenza.

Il suggerimento, spendibile all’interno di un qualsiasi contesto di relazioni con e tra gli anziani, consiste nel considerare l’anziano un “soggetto del futuro”, aperto al nuovo, intendendo il suo patrimonio personale non solo come bagaglio di trascorse esperienze, ma anche come rinnovata capacità di acquisizione e di scoperta. Si tratta pertanto di rapportarsi innanzitutto al presente dell’anziano, al suo “qui e ora”, individuando tuttavia “pezzetti di futuro” tangibili e immediati proprio nella dimensione concreta delle scoperte che anch’egli può fare. Sembra difficile superare la mentalità che vede nell’anziano – in qualsiasi anziano – una categoria di soggetti incapaci di nuove esperienze e coglie di essi soltanto il passato. Ma, non più sollecitato a rispondere continuamente a logiche produttive e prestazionali e alle richieste pressanti della nostra collettività organizzata, non più chiamato ad adeguarsi a modalità artificiose di espressione, relazione, comunicazione e conoscenza, non più costretto ad agire secondo modelli competitivi, performanti e individualistici, l’anziano può esprimere la sua creatività, spontaneità, intuizione,  “giocare con la realtà”.  In questo senso ci aiuta l’animazione. Che è al contempo creazione e godimento di momenti di vita privilegiati, nei quali l’aspetto ludico-ricreativo concorre a determinare nei partecipanti una stabile ricaduta in termini di motivazione e in generale di benessere psicologico. E’ qui che possiamo lasciare vagabondare i nostri pensieri, senza preoccuparci ne’ della logica e della validità nel mondo reale. L’attività di animazione nasce dai desideri e dai bisogni soggettivi dei partecipanti, è una opportunità di esercitarsi nell’arte della sdrammatizzazione, ossia nella capacità di ridimensionare e di controllare con serenità e distacco le situazioni reali, elaborando soluzioni alternative. Da un lato quindi il gioco è un’attività di preparazione e prova per la realtà oggettiva, dall’altro invece è uno scostamento, una deviazione da quest’ultima attraverso il consapevole accesso all’immaginario, cui attingere nuove risorse. Questi aspetti rappresentano invece uno stimolo per un “andare avanti”, per un cambiamento, una trasformazione nel miglioramento. Non si ritorna bambini nel momento in cui si riscopre la capacità di giocare; tuttavia si migliora come adulti e, come anziani, si ha la possibilità di inaugurare un diverso atteggiamento nei confronti della vita, quella di tutti i giorni, esercitando una modalità più stimolante per agire e per pensare. Da ciò segue che, in generale, la finalità dell’animazione rivolta agli anziani consiste nel raggiungimento e soprattutto nel mantenimento di un’impronta motivazionale personalizzata, di un canovaccio progettuale fatto di novità, di scoperte e desideri di autorealizzazione, di un accresciuto interesse per se stessi e per il proprio benessere.

di Antonella Russo, psicologa

federazione anziani e pensionati