SERVE UN’ECOLOGIA INTEGRALE. ACQUA: BENE COMUNE DA SALVAGURADARE

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Centro Studi ACLI Marche

Punti fermi su Acqua, dissesto idrogeologico e salvaguardia del suolo agricolo

Il dissesto idrogeologico

Negli incontri organizzati da alcuni Circoli Acli delle Marche dopo le alluvioni che negli ultimi mesi hanno colpito il territorio marchigiano e romagnolo è emersa la necessità di individuare alcuni “punti-fermi” sui principali temi ambientali (acqua, dissesto idrogeologico, difesa del suolo, agricoltura sostenibile ecc.). Ovvio partire dai “punti fermi” emersi sul tema del dissesto idrogeologico.

Il territorio delle Marche è particolarmente fragile dal punto di vista geo-pedologico. Lo hanno reso ancora più fragile alcuni fenomeni degli ultimi decenni: l’abbandono della montagna, la riduzione delle terre coltivate, la rinuncia al controllo delle acque e alla pulizia dei fossi; il ritorno all’arativo nudo e una agricoltura praticata spesso con tecniche da rapina. Oggi, in un territorio così fragile, il cambiamento climatico sta provocando eventi estremi con conseguenze sempre più drammatiche.

Che fare? Siamo di fronte a problemi complessi, ma le indicazioni ricavate dagli studi dei maggiori esperti di questi temi, sono chiare. Ecco alcuni “punti fermi”:

1) È urgente bloccare il consumo di suolo, un consumo eccessivo anche nelle Marche;

2) È necessario costruire solo sul già costruito e combattere l’abusivismo diffuso;

3) Occorre puntare a tutti i livelli su politiche di prevenzione del rischio idrogeologico, (evitando la cementificazione degli argini, realizzando le casse di espansione nel corso dei dei fiumi; non costruendo nelle zone esondabili ecc.)

4) Occorre investire sulla manutenzione del territorio, utilizzando a tale scopo sia i Piani di sviluppo rurale (i contadini come presidio territoriale, nell’ambito della Politica Agricola Comunitaria) sia i Progetti di sistemazione territoriale del PNRR;

5) Infine, è indispensabile affrontare i problemi ambientali non con “toppe” e dopo i disastri, ma con interventi di prevenzione e con una logica di sistema.

Di fronte all’attale crisi ambientale tre sono le acquisizioni degli ultimi anni:

  1. A) Le strategie di fondo per affrontare la questione ambientale spettano allo Stato. Compiti così complessi non possono essere affidati ai Comuni (che non sono in grado di gestirli) e forse neppure alle Regioni, che spesso si sono dimostrate inadeguate allo scopo.
  2. B) Dobbiamo comprendere che privatizzando i servizi essenziali inevitabilmente prevale la logica del profitto privato. E la ricerca del profitto molto spesso si scontra con le esigenze di protezione ambientale e di salvaguardia del territorio.
  3. C) L’esperienza degli ultimi decenni ci ha insegnato che non basta approvare buone leggi. Le buone leggi non vengono applicate (anche per i continui condoni!) o vengono aggirate se non ci sono cittadini e amministratori locali convinti e consapevoli. Per questo è fondamentale puntare, oltre che sull’azione dello Stato, anche sulla diffusione di una maggiore cultura ecologica fra i cittadini.

Di fronte al rischio imminente di un traumatico collasso ambientale, oggi queste sono le strade percorribili. In un Paese come l’Italia, ancora poco attento ai temi ambientali, la Scuola può svolgere un ruolo essenziale nella diffusione di una maggiore cultura ecologica, ma è fondamentale che vi sia una maggiore pressione dei cittadini e delle organizzazioni della società civile.

Alcuni punti fermi sull’acqua

Dopo il 2022, considerato l’anno più siccitoso dell’ultimo secolo, è emersa la necessità di individuare alcuni “punti-fermi” anche su un tema cruciale come quello dell’acqua al quale sono collegate problematiche complesse e molteplici.

1) – L’acqua è uno dei principali benefici forniti al genere umano dagli ecosistemi naturali e quindi è uno dei principali servizi ecosistemici.

2) – L’acqua è un comparto che comprende non solo l’attività di depurazione e la gestione delle reti idriche, ma anche la manutenzione degli invasi, con i problemi e le difficoltà che tale gestione e tale manutenzione comportano (lo dimostra l’esempio dell’acquedotto del Nera.

3) – L’acqua è un bene comune e un diritto umano universale, come è stato riconosciuto da una risoluzione delle Nazioni Unite nel 2010 che ha definito “l’acqua come un diritto essenziale alla vita e alla fruizione di tutti gli altri diritti umani”. Questa definizione che nel 2015 è stata ripresa e ribadita nell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco: l’accesso all’acqua “è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale”, perché “è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani”.

4) – Infine l’acqua è un sistema ambientale complesso che richiede quindi non solo una profonda conoscenza del ciclo dell’acqua, ma anche un approccio sistemico.

Una gestione sistemica a livello territoriale oggi è assolutamente necessaria. Una gestione sistemica deve porsi, però, alcuni obiettivi indispensabili:

  1. A) dobbiamo evitare lo spezzettamento delle competenze (come purtroppo avviene in Italia);
  2. B) dobbiamo evitare consumi eccessivi e sprechi di una risorsa sempre più limitata: in Italia si consumano 245 d’acqua pro capite, circa il doppio della media europea;
  3. C) dobbiamo ridurre la dispersione dell’acqua: le reti idriche italiane hanno perdite intorno al 40 per cento, mentre in Europa non si supera la media del 15 per cento;
  4. D) dobbiamo stoccare una quantità maggiore dell’acqua da pioggia: riusciamo a immagazzinarne soltanto l’11 per cento, un risultato addirittura inferiore a quello di 50 anni fa, quando eravamo al 14 per cento;
  5. E) dobbiamo evitare gli effetti catastrofici a livello territoriale di una cattiva gestione delle acque, in particolare alluvioni e frane.
  6. F) dobbiamo ridurre l’inquinamento dei fiumi e dei mari: come è noto, da anni l’Italia è stata condannata dall’Europa a pagare 60 milioni di euro all’anno perché non depura l’acqua di fogna che viene scaricata nei fiumi.
  7. G) Infine, dobbiamo realizzare il reimpiego dell’acqua di depurazione che viene gettata in mare senza essere riutilizzata: uno spreco che a breve potrebbe portare a una nuova condanna dell’Unione Europea.

Per questo è fondamentale puntare, oltre che sull’azione di tutte le istituzioni, dal Comune allo Stato, anche sulla diffusione di una maggiore cultura ecologica fra i cittadini e nella società civile.

Alcuni punti fermi su agricoltura e salvaguardia del suolo

Infine ecco alcuni punti fermi sul rapporto tra agricoltura e salvaguardia del suolo, a partire da una riflessione: mentre a livello locale capita ancora di scontrarsi con tecnici agricoli miopi che continuano a proporre tecniche di coltivazione che la nuova scienza giudica ormai superate e dannose, a livello internazionale persino grandi multinazionali come Barilla oggi accettano quello che i pionieri dell’agricoltura sostenibile sostengono da decenni.

Oggi tutti riconoscono che le tecniche intensive utilizzate per tutto il Novecento hanno permesso un enorme aumento della produttività, ma hanno impoverito i suoli e ridotto la biodiversità. L’industria chimica ha alterato l’equilibrio naturale del terreno provocando la perdita di humus e la mineralizzazione dei suoli e favorendo l’erosione. Quando il terreno viene dilavato dalle piogge, si perdono gli strati superficiali che sono i più ricchi di sostanze nutritive; in sostanza si perde terra fertile. Anche una multinazionale come Barilla riconosce che un suolo malato non può produrre cibo sano. Oltretutto i suoli in salute riducono i rischi legati alla siccità e alle alluvioni.

Gli scienziati affermano che oggi oltre il 60 per cento dei suoli europei è in degrado per effetto dell’urbanizzazione incontrollata e delle varie forme di inquinamento, ma anche a causa di pratiche agricole sbagliate o inadatte. I pesticidi, i diserbanti e i fertilizzanti sintetici alterano l’equilibrio della natura, riducono la biodiversità e l’accumulo di sostanze organiche nel suolo, lo rendono privo di vita e quindi impediscono la rigenerazione del terreno agricolo.

Con il cambiamento climatico e l’aumento dei fenomeni meteorologici estremi (dalla siccità alle alluvioni) finalmente si incomincia a comprendere che bisogna puntare su nuovi modelli produttivi più sostenibili e fondati sull’obiettivo di favorire il ripristino della fertilità dei suoli agricoli. È un obiettivo realizzabile anche mantenendo le coltivazioni tipiche del nostro territorio se si tutela la biodiversità e si opera con forme di agricoltura rigenerativa.

Puntando alla salute dei suoli e adottando l’ottica della rigenerazione, si riesce anche a superare il concetto di riduzione dell’impatto ambientale. Questo è il vero “punto fermo”: l’agricoltura deve mettere al centro il suolo e la sua capacità di immagazzinare carbonio e di restituire fertilità al terreno. Se si vuole avere cibi sani, devono essere sani anche il suolo, l’aria e l’acqua.

Si torna così alla necessità di tutelare i “beni comuni”. E si torna alla necessità di affrontare i problemi del territorio, del clima e dell’ambiente con una logica unitaria. Serve una gestione integrata dei beni forniti al genere umano dagli ecosistemi naturali. Come si legge nell’enciclica Laudato si’, serve una “ecologia integrale”

Luglio 2023